Lui & Lei
L'Ultima Canzone per la mia Principessa
misterdj
15.05.2026 |
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"Oltre al profumo, Roby, da sempre attratto dalle fragranze per il corpo, si era cosparso di una crema al cocco: un aroma dolce e invitante, forse insolito per un uomo, ma capace di creare..."
Io e la mia Principessa siamo lontani. Lei è una donna straordinaria. L'ho conosciuta in chat e ci siamo sentiti per diverso tempo; non è una donna di molte parole, ma ogni cosa che scrive è pesata, riflessiva. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, è molto riservata.Siamo stati molto tempo a conversare da amici, insomma. Poi, però, non so cosa mi sia successo: era da oltre vent'anni che non mi capitava. La Principessa è entrata nei miei pensieri. Che cosa hai fatto?, mi chiedevo. Quella bellezza mista a mistero, quella carica erotica che traspariva non solo dalle foto... ma non è solo quello. Io sono una persona dalla sensibilità altissima e la percepisco: un ponte astrale tra me e lei. Ha paura, non vuole ammetterlo, ma sa che persone come me se ne incontrano ben poche nella vita.
La Principessa, dopo anni di sterilità artistica, mi ha smosso l’anima: ho ricominciato a scrivere canzoni. Sono canzoni d’amore, un misto di dolcezza, spirito ed eros. A lei le cose volgari non piacciono; lei cerca l'eleganza. Mi ha trasformato in un vulcano di idee. E poi la telepatia: non abbiamo bisogno di parole. La Principessa è una farfalla che mi svolazza intorno quando è birichina; è il suo lato più giocoso. Siamo distanti in queste sere, ma la penso intensamente. Le immagini corrono dalla tenerezza di un bacio, abbracciati come due adolescenti, a visioni di passione sfrenata che ci consuma entrambi, tra la sua bellezza e la mia fantasia. Una complicità assoluta.
La tensione aumentava, ogni chat si faceva più intensa. Le mandai un racconto con la mia voce e il mio spirito di seduzione scese su di lei. Diceva di non volerlo più ascoltare, ma quelle parole le risuonavano dentro. Io lo sapevo. Lei si manteneva "distaccata", ma qualcosa stava cambiando. Non voleva ammetterlo, ma il suo pensiero era per il suo "Maestro". Si rendeva conto, piano piano, che gli altri uomini della chat erano solo "rumore". “Ciao bella, come stai?”, immagini intime spedite senza grazia, “Ehiii”... solo rumore. Il Maestro, invece, era colui nel quale vedeva un uomo realmente innamorato.
Le tornava in mente quando lui le chiese: «Qual è il tuo uomo ideale?». La Principessa, con la sua mente sveglia, rispose: «Bello dentro e carino fuori». Si rendeva conto di aver trovato, forse, l’uomo che aveva sognato. Forse l’aspetto non era il massimo, o forse sì; quando si conosce una persona in profondità, certi difetti finiscono per sfumare.
Passarono i giorni e lui le chiese di sentirsi al telefono. Lei voleva evitare: aveva una grande paura perché, da donna che ama i figli sopra ogni cosa, non voleva creare problemi in famiglia. Roby non era il tipo da "una scopata e via"... Roby era Roby. Passarono i giorni, lei era combattuta e iniziò a essere nervosa in famiglia. Non sapeva cosa fare. Nel frattempo, Roby continuava a darle molto amore, dimostrandole che poteva fidarsi. Sapeva che lui, per il grande sentimento che provava, non le avrebbe mai fatto del male. Roby era pronto a tutto pur di amarla.
Alla fine, la Principessa scelse di fidarsi. Roby non chiamava mai per primo per rispetto, ma lei, come una farfalla, volava da lui e si sentivano tutti i giorni. Finché un bel giorno Roby disse: «Con l'aereo, in un'ora sono da te».
Roby doveva affrontare una situazione difficile: una madre molto anziana e una moglie con importanti problemi psichici, con la quale non aveva intimità da anni. Non ce la faceva più. Aveva sempre avuto una carica sessuale non indifferente e non avere rapporti lo faceva impazzire. E poi c’era lei... la Principessa. Quando lei seppe che Roby sarebbe venuto, ebbe un sussulto. Sapeva che quei mesi in chat stavano per trasformarsi in un incendio.
Si misero d’accordo per i giorni in cui potevano essere più liberi entrambi. Il cielo li aiutò con una serie di combinazioni: si ritrovarono liberi per una mattina e un pomeriggio. Lui aveva preso un albergo e un'auto a noleggio. Si incontrarono in un bar sulla spiaggia; entrambi amavano il mare e il sole. Lui si presentò con un bel vestito bianco e una camicia azzurra; lei indossava una camicetta, una gonna azzurra con calze a rete coordinate e dei tacchi bellissimi. I loro profumi si completavano a vicenda.
«Ciao Principessa.»
«Ciao Roby.»
Poi il silenzio. Erano come bloccati, gli sguardi si incrociavano e sembrava che gli occhi annegassero l’uno nell’altro. Desiderio e passione erano gli unici pensieri di quei due amanti.
«Cosa prendi da bere, Principessa?»
«Roby, prendo una crema caffè. Tu?»
«Anche io.»
L’aria era esplosiva. Parlavano, ma era solo un rito di circostanza. Lui faceva domande, lei rispondeva, ma faceva tutto parte del rituale. All'improvviso, calò il silenzio...
Roby non resistette più. Allungò la mano sul tavolo e sfiorò appena le dita della Principessa; quel contatto fu come una scossa elettrica che percorse la schiena di entrambi. In quel momento, Roby e la Principessa si guardarono con un'intensità fortissima: nei loro occhi c’era tutto. Gli occhi azzurri di lei emanavano una luce potente, seduttiva, dominante; gli occhi marroni scuri di lui ricevevano quell'intensità, rispondendo con una dolcezza e una sottomissione disarmanti.
Dopo quel silenzio, lui le disse sottovoce: «Amore».
Lei, forse per abbassare la temperatura emotiva, accennò una risata. Rideva perché era felice! Roby sapeva che la sua Principessa era giocherellona: poteva essere l’amante perfetta nell’eros, ma anche una donna dolcissima. E allora anche Roby si mise a ridere.
Si alzarono dal tavolo del bar e, uscendo, Roby le disse: «Mi ricordo quando in chat mi dicevi di essere dolce... lo sei davvero». Poi si fermò mentre camminavano e aggiunse: «Ho notato che indossi una cavigliera molto fine, che gusto! Un filo dorato con piccole pietre luccicanti».
Lei gli rispose: «Roby, l’ho messa pensando a te».
All’improvviso Roby l'abbracciò. Fu un abbraccio forte, intenso; le loro aure sembrarono fondersi. Un senso di protezione e sicurezza scese sulla Principessa: sapeva che quell’uomo venuto da lontano, che forse non vantava una bellezza canonica, possedeva qualcosa dentro che nessun altro uomo, in tutta la sua vita, le aveva mai fatto sperimentare. Sapeva di poter contare su di lui, che non l’avrebbe mai giudicata e che avrebbe sempre ricevuto rispetto, ammirazione e, soprattutto, un amore capace di spaziare dall’eros all’agape. Lui si sarebbe donato interamente a lei.
«Sai», le disse Roby, «devo dirti un segreto: ho sempre sognato una donna con le tue caratteristiche, ma non l’avevo mai incontrata. E dire che ho avuto donne molto belle al mio fianco... ma tu, Principessa, tu sei diversa. Mi hai colpito nell’anima e nell’eros. E quella piccola cavigliera...»
La Principessa si era persa nelle sue parole: «Non mi era mai successo che un uomo scrivesse per me canzoni e racconti, e che mi desiderasse non solo nel corpo — di quelli ho la fila — ma nell’anima. Tu, Roby, sei riuscito davvero a farmi sentire una Principessa!»
«Perché lo sei», replicò lui.
Davanti al mare blu, con il cielo a fare da testimone, Roby scelse una delle tante canzoni che aveva scritto per lei. Il titolo era Pensami. Il ritornello recitava:
Pensami con tutta la tua anima,
pensami tanto intensamente,
pensami, solo pensami.
Roby le toccò i fianchi per stringerla ancora più a sé. Lentamente, con lo sguardo perso l'uno nell’altra, si avvicinarono finché i respiri non furono sincronizzati, all'unisono. Chiusero entrambi gli occhi. Le labbra si sfioravano, il respiro si faceva affannoso, si cercavano. A quel punto avvenne la scintilla: un salto nell’universo. Un bacio che li proiettò oltre ogni limite, talmente forte e appassionato da far sgorgare lacrime di gioia e incredulità. Sembrava impossibile che fosse vero. Non riuscivano più a separarsi; in quel bacio il tempo si era fermato. Lui la teneva per le braccia e poi, con la tenerezza di un bambino, le fece una carezza e sussurrò: «Sara... sei davvero la mia Principessa».
Sara rimase senza parole; era come ubriaca di emozioni. Aveva dimenticato tutto: i problemi, gli impegni, le preoccupazioni. Ora esisteva solo la magia. Roby riprese a baciarla con una tenerezza da adolescente, sfiorandola qua e là con la delicatezza che si usa per scartare un regalo prezioso. A lei piaceva sentirsi così desiderata.
Dalle carezze delicate, la mano di Roby si spostò con estrema dolcezza verso il seno di lei. Roby aveva mani bellissime — mani da pianista, come gli dicevano spesso. Quando la toccò, Sara mormorò: «Roby, ti voglio».
Lui le rispose: «È giunto il tempo di volare insieme. In alto, molto in alto».
Salirono in macchina avvolti in una nuvola di profumi — vaniglia, mandorla e la fragranza fresca di Roby — che ormai erano un unico respiro. Durante il tragitto, Sara vide scorrere la sua vita: il rapporto difficile con i genitori, la scuola, il matrimonio, i figli amatissimi. Ma quelle immagini svanirono presto, sopraffatte dall'uomo che aveva accanto, capace di regalarle sogni ed emozioni vere. Quel sogno ora era lì, tangibile.
Arrivati all'albergo, non appena la porta della stanza si chiuse alle loro spalle, Roby la prese tra le braccia, sollevandola come una sposa, e la baciò come se volesse berne l’anima. I baci adolescenti scambiati sul mare si erano trasformati in baci passionali, intensi; erano i baci di un uomo che aveva aspettato una vita intera per quel momento. Non era solo un contatto fisico, era un’energia mentale e astrale potentissima. Sara non aveva mai sentito una forza simile: Roby non le trasmetteva solo calore fisico, ma una carica adrenalinica che le invadeva la mente. Il respiro di lei si fece affannoso; sembrava volesse dire qualcosa, ma riuscì solo a sospirare un: «Sì...».
In quell'occasione così speciale, Sara aveva voluto farsi bella come una vera principessa. Oltre a dei tacchi a spillo alti e sottili, in nero lucido, indossava delle calze azzurre a rete fine, sostenute da un meraviglioso reggicalze in pizzo. Aveva scelto slip azzurri in tinta, che indossava sopra il reggicalze affinché, una volta sfilati, potesse rimanere comunque con le calze indosso. Sopra portava una camicetta finemente decorata, anche sulle maniche lunghe; ai polsi e ai fianchi la pelle era impreziosita da un sottile braccialetto d’oro, di squisita fattura. La bellezza di Sara era completata da un reggiseno semitrasparente da urlo. Per l’incontro era stata dal parrucchiere: ora era bionda, con capelli lisci che le sfioravano il seno. Completava l’insieme una splendida gonna, non una mini, ma abbastanza corta da creare un conturbante effetto vedo-non vedo. Il trucco era impeccabile: un fard scuro a scolpire gli zigomi, sfumature dall’azzurro al blu elettrico sugli occhi e un rossetto dai riflessi rosso-blu.
Anche Roby aveva scelto un abbigliamento particolare. Oltre a un bel paio di scarpe, indossava pantaloni in pelle nera, attillatissimi, che mettevano in risalto le sue gambe toniche. Sopra era rimasto sul classico: una bella camicia bianca sbottonata, senza cravatta, e un elegante cappotto, anch'esso in pelle. Oltre al profumo, Roby, da sempre attratto dalle fragranze per il corpo, si era cosparso di una crema al cocco: un aroma dolce e invitante, forse insolito per un uomo, ma capace di creare un’atmosfera esotica.
Dopo il «sì» di Sara, l’espressione di Roby cambiò. Dalla dolcezza adolescenziale, il suo sguardo si trasformò in un'espressione languida, sensuale e magnetica, che solo un uomo maturo sa comunicare. Roby la stava magnetizzando con i soli occhi. Quello sguardo così intenso mise Sara in subbuglio, facendole perdere ogni freno inibitorio.
Cominciarono a baciarsi con un'intensità che lei non avrebbe mai immaginato. Le mani di lui cercarono il seno, mentre i baci scendevano lungo il collo. La tensione saliva. Roby non aveva fretta: voleva portare Sara all’esasperazione del desiderio. I suoi baci risalirono dai piedi di lei, lentamente, mentre note di musica erotica accompagnavano quella preparazione come un tappeto sonoro. Poi la schiena... Roby esplorava il corpo di lei con venerazione, finché non raggiunse la parte più intima. Sapeva esattamente come sollecitarla, con una maestria che veniva da lontano; nonostante gli anni trascorsi con una moglie che viveva come una monaca, Roby non aveva dimenticato le doti da grande amatore della sua giovinezza.
Sara iniziò a sussultare, a mugolare: «Vieni Roby, ti aspetto dentro di me».
Lui sembrava non sentirla, perso nel piacere che le stava donando. Solo quando lei implorò: «Non ce la faccio più», lui rispose finalmente: «Ti voglio».
Quando entrò in lei, Roby sussurrò: «Questo è il momento più bello della mia vita». All’inizio il ritmo era lento; si parlavano, si raccontavano le loro fantasie più profonde. Cambiarono diverse posizioni, ma quando lei si mise sopra di lui, il ritmo si fece serrato. A Roby, con gli anni, era successa una cosa singolare: pur mantenendo una vigoria d'acciaio, riusciva a resistere un’ora o più prima di raggiungere l'apice. Per Sara fu un’esperienza travolgente. A ogni cambio di posizione, lui sembrava farsi più forte. I mugolii di lei si trasformarono in grida mentre lui le stimolava i capezzoli, turgidi al massimo.
Lui sospirava, alternando parole piccanti sussurrate all'orecchio a una forza quasi brutale. Sapeva che Sara desiderava un uomo vero, che la carne voleva la sua parte di intensità. Sara fu travolta da orgasmi multipli, mentre lui restava ancora lì, instancabile. Verso la fine, in un momento di stacco, Roby le disse: «Non ho avuto rapporti con nessuna per vent'anni, a parte mia moglie. Ho fatto i test, sono sano... voglio venire dentro di te, Sara».
Lei rispose senza esitazione: «Non l’ho mai fatto senza protezione, ma oggi è un giorno speciale. Vieni amore, vieni dentro di me».
Il ritmo divenne forsennato, l’aria mancava. Spirito, anima e corpo erano diventati un’unica entità. In quell'istante, Roby e Sara toccarono insieme il più grande orgasmo della loro vita. Rimasero allacciati a lungo, scambiandosi baci appassionati. La loro non era stata una semplice "scopata": avevano visitato il paradiso. Le loro aure si erano fuse. Fu il pomeriggio più bello della loro esistenza.
Tuttavia, il tempo era tiranno: lei doveva rientrare e lui aveva un aereo da prendere. Tornarono a guardare il mare per l'ultima volta, ma lì avvenne il colpo di scena.
«Sara, non ce la faccio a tornare a casa», disse lui con voce rotta. «Vieni con me. Ho pochi anni davanti a me, non posso e non voglio perderti. Sei la cosa più bella che mi sia capitata negli ultimi sedici anni. Il tempo è breve per me, Sara. Vieni via con me...»
Lei gli rispose...
nota importante di me che sono l'autore
Roby non è un personaggio inventato: Roby sono io. Tutto ciò che avete letto — la passione, le canzoni, la dedizione assoluta — è il mio modo di amare. Credo ancora che esistano donne capaci di diventare Muse, donne che meritano racconti e non solo messaggi banali. Se pensi di avere quella luce negli occhi che cerco... io sto aspettando di conoscerti.
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